Ultimo aggiornamento: Settembre 2026
L'arcobaleno sul ruscello è il titolo di un breve testo pubblicato dallo psichiatra Eugenio Borgna nel 2018. Il libro affronta diverse forme di sofferenza emotiva - solitudine, malinconia, ansia, angoscia - e allo stesso tempo introduce il tema della speranza come possibilità di trasformazione.
Tra le pagine emerge una riflessione centrale: le emozioni non sono solo stati mentali, ma si manifestano nel corpo. Il modo in cui ci muoviamo, respiriamo, guardiamo o reagiamo è spesso la prima traccia visibile dei nostri vissuti interni. È un linguaggio silenzioso, ma profondamente eloquente.
Borgna lo descrive con grande chiarezza:
"Le emozioni, i modi di vivere le emozioni, si rispecchiano (anche) nei modi di essere nel corpo, del corpo vivente, e le emozioni, la gioia e l’angoscia, la tristezza e la sofferenza, le inquietudini dell’anima e la nostalgia, le attese e le speranze, possono essere decifrate osservando in particolare le modificazioni espressive dei volti e degli sguardi.
In ogni volto, le alte e le basse maree delle emozioni, e delle loro metamorfosi, si manifestano nella loro trasparenza e nella loro autenticità, anche al di là delle infinite maschere, che si alternano nei nostri volti e nei volti degli altri, nascondendo le emozioni che si provano realmente.
I volti e gli sguardi hanno un linguaggio che si accompagna, e a volte si sostituisce, al linguaggio delle parole, e che ci consente di decifrare qualcosa delle emozioni e dei pensieri, dell’immaginazione e delle fantasie di una persona, e in particolare di una persona che sta male, e non osa chiedere per timidezza, o per rassegnazione, il nostro aiuto che invece desidera.
Sono testimonianza vivente del linguaggio del corpo anche le lacrime e il sorriso: indicano il dolore dell’anima, e il dolore del corpo, ma anche i sussulti di speranze segrete" (pag. 21).
Sicché lacrime e sorriso sono segnali del corpo significativi: esprimono dolore, tensione, fatica, ma possono indicare anche piccoli movimenti di apertura, attese, possibilità.
Il corpo come spazio di espressione emotiva
Nella pratica clinica è evidente come le emozioni si manifestino attraverso il corpo.
La tristezza può rendere più lento il movimento, la paura può irrigidire la postura, l'ansia può modificare il ritmo respiratorio. Allo stesso modo, i vissuti positivi producono cambiamenti osservabili: un volto che si distende, uno sguardo più diretto, un tono di voce più stabile.
Il corpo, quindi, non è un semplice contenitore, ma un canale comunicativo. Spesso anticipa ciò che la persona non riesce ancora a verbalizzare: è il primo luogo dove le emozioni si manifestano e spesso l'ultimo in cui proviamo a guardare.
La speranza non è un concetto astratto: è un cambiamento concreto nei vissuti emotivi e nelle modalità espressive.
La speranza non cancella il dolore, non elimina la solitudine, non dissolve l'angoscia. Ma introduce un movimento, una possibilità. Un colore che attraversa l'acqua, come l'arcobaleno sul ruscello.
Può essere un gesto più sicuro, un’espressione meno contratta, una maggiore disponibilità al contatto visivo. Sono segnali minimi, ma indicano che qualcosa si sta muovendo.
Riconoscere questi segnali significa comprendere meglio la persona nella sua globalità: pensieri, emozioni e corpo sono sempre intrecciati.
Considerazioni conclusive
Le emozioni si rispecchiano nel corpo, sia quelle dolorose sia quelle che aprono a nuove possibilità.
Osservare questi segnali permette di cogliere aspetti importanti dell’esperienza soggettiva e di riconoscere anche i primi indizi di speranza, quando iniziano a emergere.
Fonte:
Eugenio Borgna, (2018), L’arcobaleno sul ruscello. Figure della speranza. Raffaello Cortina Editore.
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