Blog

Autostima e il bisogno di essere amati e accettati

Autostima e il bisogno di sentirsi amati e accettati

Ultimo aggiornamento: Ottobre 2026

Essere amati, accettati e rispettati è un bisogno primario. Fin dai primi anni di vita, il modo in cui gli altri ci accolgono e ci riconoscono contribuisce a plasmare l’immagine che abbiamo di noi stessi. Il bisogno di appartenenza e di riconoscimento è quindi strettamente legato a un’altra importante dimensione del benessere psicologico: lo sviluppo di un’autostima positiva.

Cos’è l’autostima positiva

L'autostima positiva si può definire come:

  1. la profonda consapevolezza del proprio valore;
  2. la percezione di essere abili nel gestire con successo lo stress e le frustrazioni quotidiane;
  3. la capacità di regolare le emozioni in modo appropriato alla particolare situazione e al contesto culturale di appartenenza.

Perché il bisogno di sentirsi amati è importante per l'autostima

Secondo Abraham Maslow, esplorare i bisogni umani ci consente di comprendere i desideri e le necessità fondamentali. Oltre ai bisogni primari, la piramide dei bisogni di Maslow include anche quelli sociali, legati alle relazioni interpersonali e al senso di appartenenza, seguiti dai bisogni di stima. Questa gerarchia dei bisogni, universalmente riconosciuta, trova applicazione non solo nella psicologia e nelle scienze sociali, ma anche nel marketing e nel management.

Come si sviluppa l’autostima nelle prime relazioni

Un fondamentale contributo alla comprensione del bisogno di essere amati, accettati e stimati proviene dalla teoria dell’attaccamento. Nell’interazione con i suoi caregiver, il bambino sviluppa schemi di attaccamento stabili (Modelli Operativi Interni) e quando il caregiver è accessibile e stabilmente disponibile alle richieste di aiuto, di vicinanza e conforto espresse dal bambino, quest'ultimo costruisce un'immagine positiva di Sé e si percepisce come degno di amore. Sono “regole innate” necessarie alla sopravvivenza della specie.

Ma non sono fisse e rigide, si trasformano nella relazione con gli adulti o più in generale con l’ambiente (anche fisico). Abbiamo così quattro diversi pattern di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente e disorganizzato. Va detto che il bambino sviluppa pattern di attaccamento diversi a seconda dell’adulto con cui interagisce. Dipende dalla qualità della relazione e non dal genere maschile o femminile del caregiver o dal grado di parentela. In altre parole, lo stesso bambino, per esempio, può mostrare un pattern di attaccamento sicuro quando è con il padre e insicuro-evitante quando è con la madre o viceversa. Molto dipende dalla disponibilità dell’adulto a fungere da “base sicura”, rispondendo alle richieste di aiuto, vicinanza e conforto espresse dal bambino. Quando chi si prende cura di un bambino è abusante o trascura i suoi bisogni, il piccolo può sentirsi rifiutato e credere di non meritare amore e affetto (Bowlby, 1972; Liotti, 1994).

Le caratteristiche di una sana autostima

Una persona con una buona autostima:

  • riconosce i suoi punti di forza e limiti;
  • sa chiedere aiuto;
  • tollera errori e frustrazioni;
  • non dipende completamente dall'approvazione degli altri;
  • riesce a esprimere bisogni ed emozioni.

Analogamente al narcisismo sano, un livello adeguato di autostima richiede un Sé forte e ben definito, una sicurezza di base e un senso di autonomia psicologica. Inoltre, l'autostima dovrebbe mantenersi relativamente stabile e realistica, evitando estremi eccessivamente alti o bassi. Un livello troppo basso di autostima è spesso associato a sentimenti d’inferiorità.

Infatti, come ci ricorda Nancy McWilliams “gli individui con una autostima adeguata sono in equilibrio non solo con i propri limiti e fallimenti, ma anche con i propri punti di forza. Poiché la loro immagine di sé abbraccia gli inevitabili stati di colpa e bisogno, sono in grado di scusarsi quando feriscono gli altri ed esprimere gratitudine quando ricevono aiuto. Sanno dichiarare esplicitamente quali sono i loro bisogni e non si aspettano che gli altri indovinino ciò che vogliono e soddisfino i loro desideri senza bisogno di chiedere. Sanno esprimere come si sentono e parlano in prima persona invece di sviare le loro colpe” (McWilliams, 2022, pag. 68).

Quando il bisogno di essere accettati diventa una fonte di sofferenza

Sebbene il bisogno di essere amati e accettati sia universale, può diventare problematico quando il proprio valore personale dipende esclusivamente dal giudizio degli altri. In questi casi, critiche, rifiuti o semplici disapprovazioni rischiano di compromettere profondamente l'immagine di sé.

Un esempio emblematico è la Doormat Syndrome, nota come “sindrome dello zerbino”, in cui il costante bisogno di approvazione da parte degli altri, legato a una bassa autostima, porta a trascurare i propri bisogni e sentimenti (Namka L., 2000).

Le persone che si riconoscono in questa sindrome mostrano spesso un atteggiamento eccessivamente accomodante e sono costantemente preoccupate del giudizio altrui. Si dedicano con eccessiva dedizione a rendere felici gli altri (spesso il partner), trascurando il proprio benessere. Questo comportamento può portare a una sorta di sfruttamento, poiché le relazioni sono caratterizzate da uno squilibrio nell'attenzione verso l’altro e nell'impegno reciproco.

Tali dinamiche sono frequenti in diverse forme di dipendenza affettiva, dove la paura dell’abbandono, il senso di inadeguatezza, la convinzione di non valere abbastanza e di non essere degni d'amore, giocano un ruolo significativo. In queste dinamiche spesso prevale la vergogna, un’emozione strettamente legata all’autostima, che può farci sentire privi di valore, inadeguati e impotenti.

Anche in ambito lavorativo, dove è importante raggiungere determinati livelli di performance e ottenere i risultati attesi, la mancanza di autostima e di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità cognitive e affettive può provocare disagio e generare problemi significativi nel lungo termine.

È possibile rafforzare l'autostima?

L’autostima è la capacità di percepire il nostro valore personale. Implica una valutazione d’insieme su chi siamo, sui nostri punti di forza e su quali aspetti vorremmo migliorare. Non significa, quindi, vederci perfetti o superiore agli altri, ma imparare a valutarci in modo equilibrato e consapevole. Il perfezionismo, per esempio, diventa un’occasione per svalutarsi e alimentare il senso di fallimento. L’autostima ne risente perché essa dipende da un unico fattore: il raggiungimento di un risultato perfetto.

L'autostima non è una caratteristica fissa ma un processo dinamico che continua a evolversi nel corso della vita. Comprendere le proprie modalità relazionali, riconoscere i bisogni emotivi e sviluppare una visione più realistica e integrata di sé rappresentano passaggi importanti per costruire una maggiore solidità interiore.

È importante ricordare che ognuno di noi ha un potenziale da esprimere. Il confronto con gli altri può diventare un’occasione di crescita e di continua scoperta di sé. È essenziale riflettere sulle esperienze positive che abbiamo vissuto. Questo ci aiuta a coltivare un’autostima realistica e a mantenere viva la fiducia nelle nostre capacità. Concentrarci sulle opportunità che il presente offre ci permette di affrontare e superare gli ostacoli con determinazione e resilienza.

Nota: per non appesantire il testo è stato usato il maschile secondo le tradizionali regole in uso nella lingua italiana.

Fonti:

  • Bowlby J. (1972), Attaccamento e perdita, vol. 1, L'attaccamento alla madre. Bollati Boringhieri,Torino.
  • Lingiardi V. (2005), Personalità dipendente e dipendenza relazionale. In “Le dipendenze patologiche” a cura di Caretti V. e La Barbera D., Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Liotti G., (1994), La dimensione interpersonale della coscienza, Carocci, Roma.
  • McWilliams, N. (2022), La supervisione. Teoria e pratica psicoanalitica, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Namka L., (2000), The Doormat syndrome, iUniverse, Bloomington, Indiana, USA.

Immagine: Adobe