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Regolazione emotiva nei primi anni di vita il ruolo del caregiver

Regolazione emotiva nei primi anni di vita: il ruolo del caregiver

Fin dalla nascita, il bambino sperimenta ed esprime emozioni. Quelle primarie come rabbia, paura, disgusto, tristezza, sorpresa (in negativo o in positivo) e gioia, costituiscono sia il contenuto sia il mezzo principale dello scambio comunicativo tra caregiver (genitore o chi si prende cura di lui) e bambino.

Il caregiver come regolatore emotivo

Le prime manifestazioni delle emozioni riflettono stati corporei come la stanchezza, la fame, la mancanza di cure igieniche adeguate, ma anche il senso di sicurezza e di giocosità nell’interazione con il caregiver.

Poiché il neonato e il bambino piccolo sperimentano le emozioni intensamente e passano da uno stato all'altro molto rapidamente, è il caregiver che deve regolare gli stati emotivi del piccolo, il quale non è ancora in grado di farlo in modo autonomo e stabile, pur possedendo questa capacità fin dalla nascita.

In altre parole, la capacità innata di regolare i propri stati emotivi necessita del supporto del caregiver per svilupparsi, poiché il bambino non è ancora in grado di gestire l'ipo- o l'ipereccitazione (arousal) attivata dalle sensazioni tattili, visive, acustiche e propriocettive provenienti dal Sé corporeo e dall’ambiente esterno.

Sintonizzazione degli affetti come base dello sviluppo emotivo

In genere, il caregiver sa “leggere” in modo del tutto automatico i segnali e gli stati emotivi del bambino nel suo comportamento manifesto e vi si «sintonizza» attraverso il gioco, il contatto corporeo e l'espressione facciale. Il bambino, a sua volta, reagisce in modo coerente alle risposte del caregiver. Non si tratta in sostanza di imitare un comportamento piuttosto di trasmettere uno stato d’animo. È proprio in questo processo dinamico e intersoggettivo che si struttura una sintonizzazione affettiva reciproca.

L’adulto rispecchia verbalmente lo stato emotivo del bambino

Con il trascorrere del tempo, il caregiver introduce progressivamente anche il linguaggio verbale per denominare le emozioni e orientare l'attenzione condivisa verso ciò che il bambino sta vivendo interiormente. Può, ad esempio, rispecchiare verbalmente lo stato emotivo del piccolo dicendogli che sembra felice, spaventato o triste, offrendo così un'esperienza relazionale che lo sostiene non solo nel riconoscimento, ma anche nella condivisione e nell'espressione del proprio sentire emotivo.

Attaccamento sicuro e regolazione degli stati emotivi

Le prime forme di comunicazione affettiva tra il bambino e il caregiver, quando avvengono in un clima di calma, conforto, protezione e cure amorevoli, favoriscono la costruzione di un legame di attaccamento sicuro, fondamentale per un sano sviluppo dei processi cognitivi, affettivi e sociali.

Uno stile di attaccamento sicuro può diventare un vero pilastro nell’affrontare le difficoltà legate alla regolazione degli stati emotivi nelle relazioni interpersonali lungo tutto l’arco della vita.

Fonti:

  • Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. Raffaello Cortina.
  • Fonagy, P., & Target, M. (2001). Attaccamento e funzione riflessiva. Raffaello Cortina.
  • Schore, A. N. (2008). La regolazione degli affetti e la riparazione del sé. Astrolabio.
  • Stern, D. N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Bollati Boringhieri.
  • Stern, D. N. (1998). Le interazioni madre-bambino. Raffaello Cortina.
  • Tronick, E. Z., Als, H., Adamson, L., Wise, S., & Brazelton, T. B. (1978). The infant's response to entrapment between contradictory messages in face-to-face interaction. Journal of the American Academy of Child Psychiatry, 17, 1–13.
  • Winnicott, D. W. (2019). Gioco e realtà. Armando.

Immagine: Adobe Stock