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Il lavoro clinico con il giovane adulto: tra ricerca identitaria e legami familiari

Il lavoro clinico con il giovane adulto: tra ricerca identitaria e legami familiari

La fase del ciclo di vita del giovane adulto si configura come un periodo evolutivo a se stante, differente sia dall’adolescenza sia dell’età adulta vera e propria.

Questa fase comporta il superamento di compiti evolutivi specifici, accompagnati da crisi e conflitti che le sono propri.

Il lavoro clinico con il giovane adulto offre uno spazio di comprensione e trasformazione in cui:

  • Costruire un'identità sociale e lavorativa più consapevole.
  • Dare senso e significato alle paure, alla rabbia e alla vergogna.
  • Riconoscere le proprie risorse per raggiungere obiettivi realistici.
  • Alimentare la speranza verso il proprio futuro.

Sempre più giovani si trovano a vivere questa fase evolutiva con profonda incertezza. La ricerca dell’autonomia dalla famiglia d’origine è resa difficile da una parte per le sfavorevoli condizioni socioeconomiche odierne - soprattutto finanziarie e abitative – dall’altra da alcune caratteristiche del sistema familiare e stili d’interazione non tanto orientati come in passato alla norma bensì a un maggiore coinvolgimento affettivo.

La complessità della fase evolutiva del giovane adulto

Nel mio lavoro di psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico e come formatrice empowerment oriented ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino numerosi giovani adulti. Molti vivono questa fase evolutiva con consapevolezza e curiosità senza eccessiva ansia o angoscia. Altri invece l’affrontano con fatica, sperimentano disagio e, con diversa intensità, sofferenza psicologica. La paura del futuro e la perdita della speranza è spesso in primo piano. È comune anche un senso di disorientamento e impasse psicologico.

La pressione del tempo e le aspettative sociali

Uno dei temi più ricorrente nei racconti dei giovani adulti è la pressione del tempo che passa. C’è il timore di non laurearsi “in tempo”, di non entrare presto nel mondo del lavoro o di restare troppo a lungo nella famiglia di origine. Questa sensazione di corsa contro l’orologio alimenta ansia e senso di inadeguatezza. Da un certo punto di vista ciò è comprensibile: se passa troppo tempo non saranno più giovani adulti ma degli adulti a tutti gli effetti con richieste di maggior impegno e responsabilità in linea con le aspettative sociali e personali. Infine quando la permanenza in famiglia si prolunga oltre il previsto, il giovane adulto può sentirsi intrappolato in una sorta di “terra di mezzo”: non più adolescente ma nemmeno pienamente adulto. Questo può generare senso di colpa (a volte rabbia verso se stesso) per non essere all’altezza delle aspettative sia del gruppo sociale sia degli adulti di riferimento.

Le due sottofasi evolutive del giovane adulto

La fase evolutiva del giovane adulto presenta due sottofasi: la prima coincide spesso con l’inizio degli studi universitari o con una fase di precarietà lavorativa. Qui il giovane mantiene una forte dipendenza economica e affettiva dalla famiglia, continuando una sorta di pseudoadolescenza. Gli obiettivi principali sono accademici e relazionali (superare gli esami, essere visibili e ricercati sui social media, fare nuove esperienze). La “coppia amorosa” in questa prima sottofase acquista importanti significati in senso evolutivo ma essenzialmente è una dimensione per sperimentare narcisisticamente i diversi aspetti del proprio Sé attraverso l’interazione con l’altro.

Una criticità che può emergere in questa sottofase è la tendenza alla procrastinazione e all’eccessivo perfezionismo.

La seconda sottofase invece è segnata grossomodo dall’ingresso nel mondo del lavoro e da una maggiore spinta verso l’autonomia. Qui potrebbero emergere delle difficoltà legate alla costruzione di un progetto di vita e alla trasformazione delle relazioni affettive narcisistiche della prima fase in legami basati su impegno, condivisione alla pari del potere e delle responsabilità e rispetto reciproco. Su queste basi si fonda la capacità di costruire con il partner una relazione di coppia stabile che non sempre corrisponde alla convivenza come dimostrano le coppie LAT.

Il ruolo del lavoro clinico: tra modelli e unicità della storia personale

Nel lavoro clinico, i modelli teorici sullo sviluppo del giovane adulto ci offrono mappe preziose, ma mai definitive ed esaustive della complessità e unicità dell’individuo. A noi terapeuti spetta il compito di comprendere il contesto di vita del giovane adulto insieme alle caratteristiche affettive del suo sistema familiare. Spesso emergono esperienze negative (a volte dei veri e propri traumi) vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. È utile ricordare quanto spesso le “ferite precoci” possano tradursi in un vissuto di inadeguatezza e nella rigida convinzione di non meritare amore e cura che ritroviamo nelle relazioni disfunzionali e nelle dipendenze affettive. Riconoscere e trasformare questi nuclei dolorosi è spesso il cuore del percorso terapeutico.

Le nuove famiglie “affettive” e le difficoltà di separazione

A differenza del passato il processo di svincolo dalla famiglia d’origine è reso più lento e complesso. La famiglia di oggi non detta regole, non è conflittuale ma “affettiva”. I figli non fanno esperienza di frustrazioni che spingono alla separazione e alla differenziazione (Lancini e Madeddu, 2014 ). Spesso i genitori si definiscono “amici dei figli” o si assiste a un inversione dei ruoli dove i genitori condividono con i figli i loro problemi esistenziali e le loro fragilità emotive caricandoli di responsabilità che non competono alla loro età. Pur considerando importante il supporto della famiglia, tanto che può essere un fattore di rischio la sua assenza, alcuni stili genitoriali possono rendere più difficile al giovane adulto emanciparsi e costruire un senso di sé autonomo e solido.

In conclusione, accompagnare un giovane adulto nel percorso terapeutico significa sostenere il suo processo evolutivo di individuazione e separazione dalla famiglia d'origine, aiutarlo a riconoscere le proprie risorse (spesso indebolite da un pervasivo senso di fallimento) e a trasformare le paure in possibilità.

Il lavoro clinico con il giovane adulto è orientato alla comprensione psicodinamica dei vari aspetti del Sé, spesso in conflitto tra loro ma tutti con pari dignità e importanza, e si focalizza sul potenziamento di efficaci strategie di coping, senza tralasciare l'influenza delle trasformazioni sociali e relazionali del nostro tempo sulla storia evolutiva del giovane.

Nota: per non appesantire il testo è stato usato il maschile secondo le tradizionali regole in uso nella lingua italiana.

Fonti:

  • Di Lorenzo M. (2024), Giovani adulti in crisi. Comprendere e affrontare gli ostacoli nel percorso formativo, Franco Angeli Editore, Milano.
  • Lancini M., Madeddu F., (2014), Giovani adulti, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Riva Crugnola C., (2024), Diventare giovani adulti (a cura di), Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Rosci E., (2022), Giovani adulti (a cura di) Nuovi modi di essere e apparire, Franco Angeli Editore, Milano.
  • Schwartz R. C., Sweezy M., (2023), Teoria dei sistemi familiari interni, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Immagine: Adobe Stock